Secondo Carlo Moscariello* la riqualificazione cancella il verde e ignora i cittadini.
13.05.2026

Il prossimo 18 maggio segna una data cruciale per il futuro urbanistico di Eboli. Dovrebbero infatti iniziare i lavori di riqualificazione del Rione Gonzaga, un intervento atteso ma che porta con sé una scia di polemiche e una frattura profonda tra l'amministrazione comunale e i residenti. Al centro della disputa non è il miglioramento dei servizi, ma il prezzo ambientale richiesto: il sacrificio di circa 30 alberi adulti.
Un patrimonio verde sotto scure
Il progetto prevede l'abbattimento di essenze arboree in ottimo stato vegetativo che, da oltre mezzo secolo, caratterizzano le fioriere del quartiere. Dopo Piazza della Repubblica, il Rione Gonzaga rappresenta l'unico polmone verde alberato della città. Un patrimonio che, secondo i critici, non può essere derubricato a semplice elemento ornamentale.
Gli alberi sono "infrastrutture ambientali" vive: mitigano le isole di calore, assorbono CO2 e polveri sottili, regolano il deflusso delle acque piovane e favoriscono la socialità. Sostituirli con giovani alberelli, nel migliore dei casi, significa privare la città per decenni dei medesimi benefici ecologici.
Due visioni di città a confronto
La contestazione mossa da Carlo Moscariello e sostenuta da molti cittadini non riguarda la necessità di rifare marciapiedi o illuminazione, ma l'idea di fondo che guida l'intervento. Mentre l'Europa si muove verso la de-impermeabilizzazione dei suoli e la forestazione urbana per contrastare il cambiamento climatico, Eboli sembra andare in direzione ostinata e contraria.
"Si rimuovono alberi per fare asfalto", denuncia Moscariello, parlando di una concezione urbanistica "vecchia e superata" che ricalca quanto già avvenuto con il Rione della Pace. Una visione che considera il verde come un intralcio alla riorganizzazione di parcheggi e carreggiate, piuttosto che un elemento essenziale della salute pubblica.
Il nodo della democrazia partecipata
Oltre al danno ambientale, emerge un tema di metodo democratico. Già un anno fa, i cittadini del Rione avevano espresso il proprio dissenso attraverso petizioni e accesi confronti pubblici, come quello avvenuto presso la Scuola Media "Pietro da Eboli". Richieste che, ad oggi, sembrano essere rimaste senza risposta.
L'accusa rivolta all'amministrazione è quella di una rigidità eccessiva: "In quattro anni e mezzo non si ricorda un'opera pubblica modificata significativamente a seguito delle osservazioni dei cittadini". Tutto appare "preconfezionato", trasformando la consultazione in un atto formale privo di reale ascolto.
Un appello alla riflessione
La comunità del Rione Gonzaga non intende arrendersi e annuncia che continuerà a sostenere civilmente un'idea diversa di riqualificazione. L'appello finale alle istituzioni è quello di riscoprire il significato della "co-progettazione": non imporre decisioni già prese, ma cercare sintesi avanzate che sappiano coniugare modernità e conservazione del patrimonio identitario e ambientale della città.
Il rischio, altrimenti, è quello di consegnare alle nuove generazioni una città più povera, più calda e meno vivibile.
Un patrimonio verde sotto scure
Il progetto prevede l'abbattimento di essenze arboree in ottimo stato vegetativo che, da oltre mezzo secolo, caratterizzano le fioriere del quartiere. Dopo Piazza della Repubblica, il Rione Gonzaga rappresenta l'unico polmone verde alberato della città. Un patrimonio che, secondo i critici, non può essere derubricato a semplice elemento ornamentale.
Gli alberi sono "infrastrutture ambientali" vive: mitigano le isole di calore, assorbono CO2 e polveri sottili, regolano il deflusso delle acque piovane e favoriscono la socialità. Sostituirli con giovani alberelli, nel migliore dei casi, significa privare la città per decenni dei medesimi benefici ecologici.
Due visioni di città a confronto
La contestazione mossa da Carlo Moscariello e sostenuta da molti cittadini non riguarda la necessità di rifare marciapiedi o illuminazione, ma l'idea di fondo che guida l'intervento. Mentre l'Europa si muove verso la de-impermeabilizzazione dei suoli e la forestazione urbana per contrastare il cambiamento climatico, Eboli sembra andare in direzione ostinata e contraria.
"Si rimuovono alberi per fare asfalto", denuncia Moscariello, parlando di una concezione urbanistica "vecchia e superata" che ricalca quanto già avvenuto con il Rione della Pace. Una visione che considera il verde come un intralcio alla riorganizzazione di parcheggi e carreggiate, piuttosto che un elemento essenziale della salute pubblica.
Il nodo della democrazia partecipata
Oltre al danno ambientale, emerge un tema di metodo democratico. Già un anno fa, i cittadini del Rione avevano espresso il proprio dissenso attraverso petizioni e accesi confronti pubblici, come quello avvenuto presso la Scuola Media "Pietro da Eboli". Richieste che, ad oggi, sembrano essere rimaste senza risposta.
L'accusa rivolta all'amministrazione è quella di una rigidità eccessiva: "In quattro anni e mezzo non si ricorda un'opera pubblica modificata significativamente a seguito delle osservazioni dei cittadini". Tutto appare "preconfezionato", trasformando la consultazione in un atto formale privo di reale ascolto.
Un appello alla riflessione
La comunità del Rione Gonzaga non intende arrendersi e annuncia che continuerà a sostenere civilmente un'idea diversa di riqualificazione. L'appello finale alle istituzioni è quello di riscoprire il significato della "co-progettazione": non imporre decisioni già prese, ma cercare sintesi avanzate che sappiano coniugare modernità e conservazione del patrimonio identitario e ambientale della città.
Il rischio, altrimenti, è quello di consegnare alle nuove generazioni una città più povera, più calda e meno vivibile.
* Geologo, appassionato di agronomia, già assessore al Comune di Eboli
