Luca Sgroia: " NON HO AMICIZIE PERICOLOSE!"

09.10.2026

Luca Sgroia, politico del partito eemocratico e presidente dell'azienda regionale agricola Improsta, dichiara di non poter rimanere in silenzio di fronte all'ennesimo tentativo, da parte della medesima testata e del medesimo giornalista, di gettare fango sul suo nome.
L'esponente politico evidenzia come gli venga rivolta un'accusa infamante attraverso un titolo a nove colonne, al quale fa seguito un articolo privo di contestazioni o contenuti concreti, proprio perché nulla ci sarebbe da contestare. Sgroia sottolinea di essere stato attaccato per aver parlato al telefono — durante il suo mandato di Sindaco facente funzioni — con un imprenditore intercettato (chiarendo che le intercettazioni riguardavano quest'ultimo e non lui), precisando di non aver mai pronunciato parole di rilevanza penale né di essere mai stato sfiorato da un'indagine per tale conversazione. Contestando la logica per cui bisognerebbe conoscere preventivamente lo stato di attenzione giudiziaria dei propri interlocutori, definisce questo approccio come un'applicazione del "metodo Boffo", mirato a insinuare il dubbio e a lasciare una macchia indelebile sulla reputazione personale, facendo leva sul fatto che la maggior parte dei lettori si ferma ai soli titoli.
Nel giorno del suo compleanno, si trova così nella condizione di dover spiegare a conoscenti e sostenitori di non avere amicizie pericolose, ma piuttosto di dover affrontare da anni nemici pericolosi. Sgroia precisa che la sua spiegazione non nasce da un bisogno di giustificazione, ma dalla convinzione che l'impegno politico non possa essere separato da etica e morale. Per la sua storia e le sue battaglie, rifiuta categoricamente che il suo nome venga accostato alla camorra, ricordando di essere cresciuto nel mito di Peppino Impastato e di condividere la visione per cui con determinati ambienti non si debba mai scendere a compromessi. Appartenendo a una scuola politica tradizionale, dichiara di non accettare nemmeno l'ombra di un sospetto, né di voler condividere la condotta di chi separa opportunisticamente le questioni politiche da quelle morali. Per Sgroia, la difesa del proprio nome e della propria onorabilità prevale infatti su qualsiasi ruolo o incarico pubblico.
Da osservatore politico, Sgroia si interroga sulle reali finalità di questi attacchi, chiedendosi a chi giovi costruire contestazioni artificiose e prive di sostanza e notando come tali delegittimazioni riaffiorino puntualmente ogni volta che le sue posizioni risultano sgradite a determinati centri di potere. Considera l'uso di tali dinamiche un vero e proprio metodo intimidatorio inteso a indurlo al silenzio o ad ammorbidire le sue prese di posizione. Inoltre, denuncia il tentativo strisciante di equiparare indistintamente tutti coloro che ricoprono ruoli pubblici.
Rivendicando la propria diversità rispetto a tale narrazione, Sgroia ricorda di aver ricoperto incarichi pubblici per anni senza mai essere stato indagato o imputato. Criticando la selezione parziale di elementi estratti da un fascicolo di 26 mila pagine, accusa i suoi detrattori di estrapolare fatti irrilevanti per colpire i propri avversari, tacendo al contempo su vicende ben più rilevanti e inquietanti legate ad altri soggetti.
Afferma quindi la volontà di continuare a denunciare in ogni sede la presenza in città di dinamiche opache tra ambienti criminali, politici ed imprenditoriali, respingendo ogni tentativo di delegittimazione morale. Pur consapevole che la sua smentita non cancellerà i sospetti instillati dai titoli di giornale e che le sue parole potranno essere ulteriormente distorte, rievoca un episodio avvenuto durante un congresso di partito, in cui ribadì a chi tentava di addomesticarlo di non aver nulla da nascondere o da temere. Luca Sgroia conclude confermando che non verrà costretto al silenzio e che continuerà a difendere la propria reputazione e il proprio buon nome in tutte le sedi opportune.
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