L'Architetto Luca Bruno dello Staff di Urban Center sul progetto per Piazza Tito Flavio Silvano

12.08.2026

Secondo l'Architetto Luca Bruno, membro del team dell'Urban Center di Eboli, lo schema progettuale definito per Piazza Tito Flavio Silvano merita un ulteriore approfondimento pubblico. Tale passaggio viene ritenuto doveroso, innanzitutto nei confronti di chi ha dedicato tempo e lavoro alla sua elaborazione, ma soprattutto nei confronti dei cittadini, affinché possano comprendere come e in quale direzione possa evolversi la città di Eboli.
A nome di tutto il team e dell'Architetto Anita Cataldo — la quale ha saputo cogliere la filosofia alla base delle scelte progettuali, facendole proprie nel DIP successivamente approvato — vengono condivise alcune immagini accompagnate da una breve relazione. L'obiettivo è approfondire il progetto, illustrarne le scelte e chiarire eventuali dubbi.
Il contesto e l'identità del luogo
Ad Eboli, la memoria della città romana riaffiora anche nei nomi dei luoghi. Piazza Tito Flavio Silvano prende il nome dall'epigrafe romana riportata nella stele eburina, oggi conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Eboli. Un riferimento apparentemente lontano che diventa, nel progetto, il punto di partenza per restituire identità a uno spazio oggi prevalentemente destinato alla sosta delle automobili.
La piazza occupa una posizione significativa all'interno del tessuto urbano, compresa tra l'Istituto Comprensivo Matteo Ripa, la sede municipale e l'Ufficio Postale. È uno spazio attraversato quotidianamente da flussi differenti e, nelle ore serali, spontaneamente abitato dai giovani della città: una condizione che rivela la vocazione latente di essere un vero luogo di relazione e non soltanto uno spazio di servizio.
Le linee guida della riqualificazione
Il progetto nasce dalla volontà di rendere leggibile questa vocazione senza cancellare l'esistente. La riqualificazione non viene intesa come una sostituzione radicale, ma come un processo di ricomposizione capace di introdurre nuove gerarchie, nuove sequenze spaziali e nuove possibilità d'uso.
Il parcheggio rimane parte integrante della piazza, pur perdendo il carattere esclusivo che oggi definisce lo spazio. Intorno ad esso viene costruito un sistema di percorsi pedonali, aree di sosta, spazi verdi e luoghi di aggregazione, nel tentativo di visualizzare un rapporto più equilibrato tra la dimensione del movimento e quella della permanenza.
L'elemento più riconoscibile dell'intervento è costituito da una sequenza di strutture leggere ispirate alla figura del pergolato. Più che oggetti autonomi, questi elementi funzionano come dispositivi urbani: costruiscono ombra, orientano i percorsi, delimitano gli spazi e definiscono nuove stanze all'aperto, introducendo una misura architettonica all'interno di uno spazio oggi prevalentemente privo di gerarchie.
Sotto queste strutture trovano posto non solo le auto in sosta, ma anche sedute, aree di incontro e piccoli dehors, trasformando alcuni margini della piazza in luoghi destinati alla permanenza. L'architettura si fa così supporto per la vita quotidiana, capace di accogliere tanto l'uso istituzionale dello spazio quanto quello più informale e spontaneo.
Integrazione urbana, verde e illuminazione
Anche il rapporto con gli edifici circostanti viene ripensato:
• Istituto Matteo Ripa: gli accessi posteriori vengono liberati dalla prevalenza del traffico e trasformati in una sequenza pedonale, dove verde e sedute costruiscono una soglia tra la scuola e la piazza.
• Sede Municipale: gli ingressi vengono valorizzati attraverso nuovi spazi ombreggiati e aree verdi.
• Slargo tra Municipio e Ufficio Postale: la stessa grammatica progettuale viene estesa a questo ambito, riconoscendo la continuità fisica e sociale tra i diversi settori per dare forma e qualità a un uso informale già esistente.
La vegetazione assume un ruolo strutturale: non semplice componente ornamentale, ma vera e propria infrastruttura urbana per modificare il microclima, attenuare l'effetto dell'isola di calore e offrire ombra, profondità e comfort. Infine, un nuovo sistema di illuminazione integrato nelle strutture leggere accompagna i percorsi e le aree di sosta, restituendo alla piazza una dimensione notturna più sicura e riconoscibile.
Una nuova visione per lo spazio pubblico
Nel suo insieme, la proposta prefigura una micro-rigenerazione urbana costruita per addizione, attraverso pochi elementi capaci di produrre molteplici effetti. Un intervento misurato in cui architettura, paesaggio e spazio pubblico concorrono alla costruzione di una nuova identità.
Piazza Tito Flavio Silvano non viene dunque concepita come un semplice spazio da riqualificare, ma come un luogo da riabitare: un punto d'incontro tra la memoria romana e la quotidianità contemporanea, dove il parcheggio smette di essere l'unico protagonista e il verde restituisce allo spazio pubblico una dimensione più umana. Più che un nuovo spazio, il progetto propone un nuovo modo di vivere uno spazio già esistente.
Share