L'analisi di Massimiliano Curcio sulla crisi politica a Eboli

19.07.2026

Massimiliano Curcio, ex assessore alle Finanze e al Bilancio della giunta guidata da Mario Conte, interviene duramente nel dibattito seguito all'ennesimo consiglio comunale andato deserto. L'ex assessore definisce "surreale" lo spettacolo offerto sui social in queste ore, dove si intrecciano il rammarico dei consiglieri comunali per la fine dell'esperienza amministrativa e l'irritazione dei cittadini per l'assenteismo degli eletti.
Secondo Curcio, l'amarezza espressa oggi da quegli stessi consiglieri è ipocrita, poiché proprio loro sono stati i protagonisti di una delle stagioni politiche più deprimenti della storia cittadina. Richiamando l'espressione di un amico che parlò di una vera e propria "usura politica", l'ex assessore evidenzia come l'azione amministrativa sia stata progressivamente logorata da continui ricatti, veti incrociati e trattative permanenti. Il tratto distintivo di questi anni è stato caratterizzato da aule deserte, commissioni paralizzate e assessori messi costantemente in discussione, senza che vi fosse mai un reale confronto sulla visione della città.
Le radici del problema: il declino culturale e il civismo di facciata
Curcio invita a una riflessione profonda che investe anche il corpo elettorale, sottolineando che la classe dirigente è sempre lo specchio del tessuto sociale e culturale di una comunità. La fragilità della politica ebolitana viene indicata come il risultato della scomparsa dei partiti tradizionali — intesi come luoghi di formazione — e della proliferazione di liste civiche nate come puri "contenitori elettorali" privi di identità o valori condivisi. Questo meccanismo ha generato consiglieri privi di riferimenti ideali, che si considerano proprietari del proprio pacchetto di voti e sciolti da qualsiasi responsabilità collettiva.
A tal proposito, l'ex assessore ricorda con amarezza la sua esperienza personale in aula, quando si trovò a intervenire di fronte a consiglieri di maggioranza che trattavano l'istituzione comunale come un circolo privato, ridendo e scherzando anziché mostrare rispetto per la comunità rappresentata.
La strada per il futuro e l'appello ai cittadini
Per invertire questa deriva, Curcio avverte che non sarà sufficiente sostituire il primo cittadino. La sfida futura risiede nella capacità di:
• Costruire coalizioni stabili: Superare le "accozzaglie elettorali" nate solo per sommare preferenze, puntando su reali prospettive di governo.
• Selezionare in base alle competenze: Valorizzare la credibilità, la coerenza e l'impegno civile, contrastando il trasformismo e l'opportunismo.
Infine, viene richiamata la responsabilità diretta dei cittadini. Al momento del voto, l'elettorato non dovrebbe farsi guidare dalla logica del favore o della semplice conoscenza personale, ma valutare la preparazione, la storia e il contributo concreto che ogni candidato ha saputo dare alla città nel tempo. Senza questa profonda inversione di tendenza, conclude Curcio, il prossimo sindaco sarà condannato alla stessa identica sorte del sindaco Conte, ostaggio dei micro-interessi e dei negoziati quotidiani con i singoli consiglieri.
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