Il pd eburino respinge l'idea di un governo di scopo.
20.06.2026

Secondo il circolo eburino del pd, l'epilogo era nell'aria da mesi, ma l'ultimo Consiglio comunale ha messo il sigillo formale su una crisi non più sanabile. La caduta della maggioranza guidata dal Sindaco Mario Conte non è un semplice incidente di percorso, bensì l'atto finale di un'esperienza amministrativa logorata dalle proprie contraddizioni interne.
Il crollo in aula e lo spettro della diffida
La parola "fine" è arrivata durante l'ennesima seduta consiliare, venuta meno per l'assenza del numero legale proprio su un provvedimento cruciale: il rendiconto di gestione. Un passaggio contabile e politico fondamentale che, rimanendo scoperto, espone oggi l'Ente a una pesante e imminente diffida prefettizia.
Tuttavia, ridurre la fine di questa amministrazione a una semplice sbandata sui numeri del bilancio sarebbe un errore di prospettiva. La crisi esplosa sul rendiconto non è la causa del fallimento, ma la sua certificazione formale. Ci troviamo di fronte al naturale esaurimento di una stagione che, fin dalle sue primissime ore, ha consumato progressivamente la propria forza propulsiva, la propria capacità di governo e la propria credibilità di fronte alla cittadinanza.
Per anni la Città ha assistito a una sequenza ininterrotta di crisi, assessori dimissionari, rimpasti, revoche, ultimatum e faticose ricomposizioni, in assenza totale di una condivisione sistematicamente proclamata ma mai praticata.
Dalla caccia al colpevole alle dimissioni mancate
Di fronte a un'implosione così netta della coalizione di governo, la comunità si sarebbe aspettata un sussulto di dignità istituzionale: una lucida presa d'atto del fallimento e la conseguente rassegnazione delle dimissioni da parte del Sindaco. Al contrario, si è assistito al solito e già visto copione della "caccia al colpevole di turno".
Ad ogni momento di stallo politico sono corrisposti nel tempo valzer di deleghe, sostituzioni di assessori e cambi di vicesindaci. Modifiche superficiali che non hanno mai affrontato un'autocritica profonda sui metodi e sui modelli di governo; formule che hanno finito per allontanare la macchina amministrativa dai reali bisogni della città.
La posizione del PD: "No a governi di scopo"
In questo contesto, la proposta di dar vita a un "governo di scopo" appare sorprendente e del tutto irricevibile. Il Partito Democratico ha bocciato duramente questa ipotesi, definendola irrispettosa nei confronti della Città.
Non si può pensare di guidare una comunità costruendo maggioranze occasionali o sommando le convenienze del momento. È paradossale ipotizzare che le stesse logiche di frammentazione e opportunismo che hanno indebolito l'amministrazione possano oggi diventarne la cura. Aggiungere un simile errore significherebbe non aver compreso le ragioni profonde di questo collasso.
Responsabilità istituzionale per il futuro di Eboli
Quando una maggioranza esaurisce il proprio mandato politico e si trasforma in un attore inesistente, la vera responsabilità istituzionale non risiede nel prolungarne artificialmente l'esistenza con i respiratori della vecchia politica. Al contrario, impone di agire con trasparenza davanti ai cittadini, restituendo la parola agli elettori.
Il Partito Democratico auspica che si possa aprire presto una nuova fase per Eboli. Una pagina inedita che rimetta al centro la partecipazione democratica, la credibilità delle istituzioni e un dialogo autentico con la comunità ebolitana. È tempo di guardare al futuro, lasciandosi definitivamente alle spalle modelli politici obsoleti che hanno ormai dimostrato l'incapacità di interpretare e risolvere le urgenze del territorio.
Il crollo in aula e lo spettro della diffida
La parola "fine" è arrivata durante l'ennesima seduta consiliare, venuta meno per l'assenza del numero legale proprio su un provvedimento cruciale: il rendiconto di gestione. Un passaggio contabile e politico fondamentale che, rimanendo scoperto, espone oggi l'Ente a una pesante e imminente diffida prefettizia.
Tuttavia, ridurre la fine di questa amministrazione a una semplice sbandata sui numeri del bilancio sarebbe un errore di prospettiva. La crisi esplosa sul rendiconto non è la causa del fallimento, ma la sua certificazione formale. Ci troviamo di fronte al naturale esaurimento di una stagione che, fin dalle sue primissime ore, ha consumato progressivamente la propria forza propulsiva, la propria capacità di governo e la propria credibilità di fronte alla cittadinanza.
Per anni la Città ha assistito a una sequenza ininterrotta di crisi, assessori dimissionari, rimpasti, revoche, ultimatum e faticose ricomposizioni, in assenza totale di una condivisione sistematicamente proclamata ma mai praticata.
Dalla caccia al colpevole alle dimissioni mancate
Di fronte a un'implosione così netta della coalizione di governo, la comunità si sarebbe aspettata un sussulto di dignità istituzionale: una lucida presa d'atto del fallimento e la conseguente rassegnazione delle dimissioni da parte del Sindaco. Al contrario, si è assistito al solito e già visto copione della "caccia al colpevole di turno".
Ad ogni momento di stallo politico sono corrisposti nel tempo valzer di deleghe, sostituzioni di assessori e cambi di vicesindaci. Modifiche superficiali che non hanno mai affrontato un'autocritica profonda sui metodi e sui modelli di governo; formule che hanno finito per allontanare la macchina amministrativa dai reali bisogni della città.
La posizione del PD: "No a governi di scopo"
In questo contesto, la proposta di dar vita a un "governo di scopo" appare sorprendente e del tutto irricevibile. Il Partito Democratico ha bocciato duramente questa ipotesi, definendola irrispettosa nei confronti della Città.
Non si può pensare di guidare una comunità costruendo maggioranze occasionali o sommando le convenienze del momento. È paradossale ipotizzare che le stesse logiche di frammentazione e opportunismo che hanno indebolito l'amministrazione possano oggi diventarne la cura. Aggiungere un simile errore significherebbe non aver compreso le ragioni profonde di questo collasso.
Responsabilità istituzionale per il futuro di Eboli
Quando una maggioranza esaurisce il proprio mandato politico e si trasforma in un attore inesistente, la vera responsabilità istituzionale non risiede nel prolungarne artificialmente l'esistenza con i respiratori della vecchia politica. Al contrario, impone di agire con trasparenza davanti ai cittadini, restituendo la parola agli elettori.
Il Partito Democratico auspica che si possa aprire presto una nuova fase per Eboli. Una pagina inedita che rimetta al centro la partecipazione democratica, la credibilità delle istituzioni e un dialogo autentico con la comunità ebolitana. È tempo di guardare al futuro, lasciandosi definitivamente alle spalle modelli politici obsoleti che hanno ormai dimostrato l'incapacità di interpretare e risolvere le urgenze del territorio.

