Caso Ranucci a Eboli, il direttore del MOA risponde alle polemiche: «Nessuna profanazione, l’uso della chiesa dettato solo da ragioni di capienza e sicurezza»

27.08.2026

A seguito delle contestazioni sollevate circa l'utilizzo degli spazi dell'attigua chiesa per la presentazione del libro del giornalista d'inchiesta Sigfrido Ranucci, il direttore del MOA (Museum of Operation Avalanche), Marco Botta, è intervenuto con una nota ufficiale per chiarire la posizione del museo e dell'Associazione Cameo, coorganizzatrice dell'iniziativa.
Il direttore del polo museale ebolitano ha rivendicato l'autonomia e l'identità dell'istituzione, definendola come un «presidio culturale indipendente e un luogo di memoria storica» portato avanti dalla dedizione e dai sacrifici dei volontari. Botta ha sottolineato come la struttura operi al di fuori da qualsiasi logica di potere o di privilegio, posizionandosi nell'ambito della cittadinanza attiva e dell'impegno civile per il riscatto del territorio.
Nel merito della scelta della location, la direzione ha spiegato che lo spostamento o l'estensione dell'evento negli ampi spazi del luogo di culto adiacente è stata una decisione obbligata, dettata esclusivamente da imprescindibili esigenze logistiche, di capienza e di ordine pubblico, per poter accogliere in piena sicurezza la straordinaria affluenza di pubblico stimata per la presenza del conduttore di Report.
Per respingere le accuse di inopportunità sull'uso dell'edificio sacro, Botta ha ricordato come l'apertura di luoghi di culto consacrati ad appuntamenti culturali, presentazioni ed editoriali rappresenti ormai una prassi consolidata in diverse realtà italiane — citando esempi illustri come i dibattiti presso la Basilica di San Francesco ad Assisi e ad Arezzo, le iniziative della "Scuola della Cattedrale" al Duomo di Milano, gli incontri del "Cortile dei Gentili" o il festival "Libri in Chiesa" in Piemonte. Secondo il direttore del MOA, l'ingresso della cultura e del dibattito civile nei luoghi di culto non costituisce alcuna profanazione, ma ne valorizza al contrario la funzione sociale e comunitaria, nel pieno rispetto del decoro e della sacralità degli ambienti.
Nel suo intervento, Marco Botta non ha risparmiato stoccate critiche agli autori delle polemiche, definendole «strumentalizzazioni esterne e pretestuose» che non intaccano il valore educativo dell'iniziativa. Il direttore ha ironizzato sull'«improvviso e fervente zelo teologico» mostrato da alcuni commentatori, suggerendo come le reazioni avverse possano nascere dal disorientamento di fronte a una partecipazione di pubblico eccezionale e composta, contrapposta alla scarsa affluenza di altre manifestazioni o alla sola visibilità sui social network.
A conclusione della nota, la direzione del museo ha espresso sincero ringraziamento alle autorità ecclesiastiche per la disponibilità concessa, oltre che alle forze dell'ordine, ai volontari e alla cittadinanza per il comportamento esemplare che ha decretato il pieno successo della serata.
Share