Breve storia di una rimozione
28.09.2026

Una decisione amministrativa, le immediate reazioni politiche e un rapido retromarcia finale. Il Palazzo di Città di Eboli è finito al centro di un acceso scontro politico e sociale a seguito della rimozione degli striscioni recanti le scritte «Verità per Giulio Regeni» e «Cessate il fuoco», da oltre due anni esposti sulla facciata del Municipio.
La misura, disposta dal commissario prefettizio Gaetano Tufariello, ha acceso un intenso dibattito sull'idea di neutralità delle sedi pubbliche, la libertà di espressione e il ruolo delle istituzioni nei confronti dei grandi temi di attualità internazionale.
Le posizioni in campo: tra neutralità e censura
Le reazioni della politica cittadina e delle realtà associative locali non si sono fatte attendere, delineando due visioni chiaramente contrapposte.
Fratelli d'Italia: "Le istituzioni sono la casa di tutti, no alla propaganda"
Dalla sponda di Fratelli d'Italia – Città di Eboli è giunto un pieno sostegno all'operato del commissario. Secondo la forza politica, la sede municipale rappresenta l'intera comunità e non può essere trasformata in un palcoscenico per messaggi riconducibili a singole parti o a specifiche campagne. Pur ribadendo che l'impegno per la pace e la ricerca della verità per Giulio Regeni rimangono valori civili imprescindibili, FdI ha sottolineato come la neutralità e il decoro del Palazzo di Città debbano venire prima di qualsiasi esposizione simbolica.
La Sinistra e le associazioni: "Attacco a valori costituzionali e alla pace"
Di segno diametralmente opposto le reazioni delle forze di opposizione e dei movimenti territoriali:
• Partito della Rifondazione Comunista (Valle e Piana del Sele): Ha parlato senza mezzi termini di «inaccettabile censura», definendo i drappi come la rappresentazione di principi costituzionali (con richiamo all'Articolo 11) e non di appartenenza partitica. Ha inoltre criticato la narrazione di alcune testate locali e ha chiesto la pubblicazione immediata degli atti amministrativi alla base della scelta.
• Alleanza Verdi e Sinistra (Eboli): Ha contestato il concetto stesso di neutralità se applicato a temi come la pace e i diritti umani. AVS ha ricordato che l'esposizione era stata approvata tramite formali atti comunali e che una revoca avrebbe richiesto un percorso amministrativo trasparente. Ha inoltre respinto le strumentalizzazioni che accostavano la richiesta di un "cessate il fuoco" al sostegno a organizzazioni belligeranti.
• Associazione XD390: Ha definito grave la rimozione, ricordando come quegli striscioni fossero il risultato di un percorso di partecipazione dal basso e di mobilitazioni cittadine. L'associazione ha criticato la narrazione degli organi di stampa locali e ha sollecitato la cittadinanza a mantenere alta l'attenzione sui temi del diritto internazionale e della giustizia sociale.
Il retrofront del Commissario
Il vespaio di polemiche e le prese di posizione delle forze politiche e associative hanno portato a un rapido sviluppo della vicenda. A fronte delle proteste e del dibattito scaturito in città, il commissario prefettizio Tufariello ha rivisto la propria decisione, autorizzando nuovamente l'affissione dei due banner sulla facciata del municipio, ripristinando così la situazione precedente.

Gaetano Tufariello
