Caso Cariello. LA CASSAZIONE RESPINGE LA RICHIESTA DI  SOSPENSIONE DELLA PENA.

21.03.2026
I giudici dichiarano inammissibile l'istanza della difesa: non c'è "evidenza immediata" per l'errore di fatto. Ora la palla passa alla Corte d'Appello di Napoli per il ricalcolo della condanna.​  Nuova battuta d'arresto giudiziaria per Massimo Cariello, dunque.  La Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10305 depositata il 18 marzo 2026, ha ufficialmente rigettato l'istanza di sospensione dell'esecuzione della pena presentata dai legali dell'ex amministratore. ​La difesa di Cariello aveva tentato la carta del ricorso straordinario per "errore di fatto" (ex art. 625-bis c.p.p.), depositato lo scorso 19 febbraio. Secondo i legali, la sentenza della Sesta Sezione — che aveva confermato la colpevolezza — sarebbe stata viziata da una "inesatta percezione" delle testimonianze e dell'identità di chi aveva rilasciato dichiarazioni, oltre a presunti errori sull'utilizzo delle intercettazioni e sulla sussistenza del cosiddetto pactum sceleris.​ I giudici della Suprema Corte sono stati netti. La sospensione della pena, ricordano nell'ordinanza, è una misura eccezionale concessa solo quando il ricorso appare destinato all'accoglimento con un'evidenza "immediata e incontestabile". Nel caso di Cariello, la Cassazione ha ritenuto che le censure mosse dalla difesa non avessero tale forza, negando quindi lo stop all'esecuzione della sentenza.​ Cosa succede ora? Nonostante questo rigetto, resta aperta una finestra tecnica sul fronte della condanna. Sebbene la responsabilità penale per corruzione (art. 319 c.p.) sia ormai diventata definitiva e "passata in giudicato", la Sesta Sezione aveva precedentemente annullato la sentenza d'appello di Salerno limitatamente al calcolo della pena.​ Il processo si sposta dunque alla Corte di Appello di Napoli. I giudici partenopei avranno il compito esclusivo di rideterminare l'entità della sanzione, partendo dalla riqualificazione dei fatti come un unico reato di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio. Per l'ex amministratore, dunque, la partita sulla colpevolezza è chiusa, ma resta ancora da scrivere l'ultimo capitolo sulla durata della pena che dovrà scontare.
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